PROGRAMMA:
Alla riscoperta delle nostre origine contadine

1° Giorno:

Partenza per la Val Graveglia alla riscoperta di posti immersi nella natura ed alla ricerca delle origini dei nostri nonni

Circondata da tre lati da montagne e con unico sbocco naturale sul mare, verso Chiavari, la Val Graveglia è particolarmente nota per aver conservato nel tempo il suo antico dialetto, grazie anche alla sua configurazione geografica che la isola dalle valli adiacenti. Al culmine della valle il monte Zatta si erge a marcare il confine con le province di La Spezia e Parma alle quali facile accesso è dato da s trade panoramiche. Il territorio è caratterizzato da pendii ripidi costellati di macigni, frequenti sono le caverne e le miniere, meta di geologi e speleologi, fra tutte ricordiamo una delle più grandi miniere di manganese d'Europa, ormai in disuso. Gli sparsi vigneti da vino bianco si alternano nella parte bassa della valle a tipici oliveti cui si sostituiscono, più in alto, ordinati castagneti dal fitto sottobosco di felci giganti tra le quali sono frequenti i funghi. Infine le cime dei monti caratterizzati da una rada macchia mediterranea. I paesi della Val Graveglia sono tutti di ridotte dimensioni, ben conservati nella loro struttura con le caratteristiche case in pietra, archi e scalinate. La valle è costellata di numerose torri medioevali e ponti in pietra, caratteristico quello di Nascio. Tra le peculiarità paesaggistiche degne di nota possiamo menzionare la Piana dei Biscia, altopiano dall'aspetto lunare che è anche accesso per la provincia di La Spezia, e il Pian di Chiapozzo, con le antiche tipiche costruzioni in pietra utilizzate per la pastorizia estiva. Da segnalare ancora il caratteristico crinale sud dei monte Zatta, coronato da una criniera di faggi che spiccano sui toni brunastri delle brulle pendici dei monte.

Visita al caratteristico borgo di Cassagna e lo storico ponte in pietra di Nascio

La vicinanza alla costa e la presenza di numerose trattorie fa della valle una meta ideale per rapide escursioni. La cucina locale è semplice ma gustosa e trae origine d all'antica tradizione Ligure: piatti tipici sono i "testaieu" una focaccia coi pesto cotta nel camino, torte di riso e di patate come la "panela"; prodotti della valle sono il limpido vino bianco, secco e cristallino e il miele, prodotto in numerose varietà grazie alla flora rigogliosa e varia, particolare per sapore e purezza.

Pranzo al sacco sui meravigliosi prati del monte Biscia

Visita nell'antica miniera di Gambatesa

Grazie ad un trenino usato dagli stessi minatori, si entra nelle gallerie e le si percorre per diversi chilometri. In questo modo all’interno si vive come un minatore, imparando i metodi di perforazione e di estrazione nonché il tipo di esplosivo, conoscendo le modalità di caricamento dei fori da mina e la loro esplosione. Tutto questo percorrendo un dedalo di cunicoli di modestissime dimensioni (collegati tra loro anche a diversi livelli per mezzo di "fornelli", "discenderie" e "rimonte") che si sviluppano per decine di chilometri. L’escursione parte dopo aver ricevuto, in una apposita sala video, le necessarie informazioni per meglio comprendere il mondo delle miniere e in particolare la storia di quella di Gambatesa. La visita alla miniera, straordinaria da un punto di vista ambientale, naturalistico e storico, dura circa due ore e mezza. Prevede l’assistenza di una guida specializzata. Sono previste anche visite tecnico-tematiche per appassionati e studiosi. Hanno durata libera, si sviluppano sia in sotterranea che all’aperto. Ogni visitatore, prima di salire sul trenino, viene dotato di mantelline, casco e lampada. La miniera, inserita nel contesto del Parco dell’Aveto, di fatto è ancora attiva proseguendo ancora l’estrazione di piccole quantità di manganese. Intorno al mondo della Miniera di Gambatesa e alle sue gallerie c’è tutto un mondo da scoprire. A testimonianza della ricca storia della più importante miniera di manganese d’Europa con oltre cento anni di attività. C’è da visitare la "sala compressori", i più antichi del settore, il deposito detonatori, la stanza paghe. Sino ad arrivare alla stazione di partenza con la terrazza. Il visitatore ha la possibilità di usufruire anche dell’area picnic, del percorso esterno, di un’area ristoro e di un centro informazioni.

Cena in locale tipico e degustazione piatti tipici locali
Alloggio in hotel

2° Giorno:

Visita alla Basilica dei Fieschi

Lasciato il mezzo sul piazzale, ci incamminiamo verso la piazzetta della basilica, attraversata da una strada romana, nella quale si fronteggiano, da un lato la facciata della Basilica, a fasce bianche e nere con incorporato un raffinato rosone; dall’altro il palazzo dei Fieschi (circa 1252) che conserva l'architettura originaria, ed una chiesa settecentesca. Tale complesso fu costruito nei 1244 in stile romanico-gotico per volere di Sinibaldo Fieschi, futuro Papa Innocenzo IV e lo portò a termine il nipote Ottobono Fieschi, Papa Adriano V. I Fieschi (992-1547), discendono secondo alcuni dai Longobardi, secondo altri sono di origine ligure. Per secoli, la famiglia Fieschi fu una delle più nobili ed illustri d’Italia e non solo della Riviera di Levante, fino a che la fallita congiura contro i Doria, ordita nel 1547 da Gianluigi Fieschi, provocò la loro rovina. I fasti antichi della casata sono testimoniati, ancor oggi , dagli edifici suddetti sopravvissuti all'insediamento medievale originario, costruiti in marmo di Carrara e lastre di ardesia proveniente della vicine cave di San Giacomo. Si evidenzia però il pessimo stato di manutenzione del palazzo comitale gotico, e per fortuna l’ottimo stato della Basilica dei Fieschi. Quello che colpisce, fermandosi nella piazzetta ad osservare il complesso, è l’armonia delle forme della Basilica, sia per quanto riguarda la facciata, sia per il campanile a torre quadrata con le sue eleganti quadrifore su due piani.

Pranzo al sacco

Visita all' Abbazia di Sant'Andrea a Borzone

Nel territorio del comune di Borzonasca a 355 metri s.l.m, sorge l'abbazia in un luogo solitario e suggestivo preceduta da un magnifico cipresso. Dal paese, seguendo l'indicazione per Borzone, si arriva all'abbazia attraverso terreni terrazzati e boschi di castagno. Storico monastero, dipendente in origine da San Colombano di Bobbio, fu elevata in abbazia a partire dal 1184 da Ugone della Volta, arcivescovo di Genova, che la donò ai Benedettini di Marsiglia, per la bonifica e messa a coltura della valle. La chiesa venne ricostruita, su una precedente cella benedettina, intorno al 1244, per volere dell'abate Gherardo nativo di Cogorno, come ricorda la lapide murata sulla parete della torre. In quegli anni nella vicina Cogorno venne edificata la basilica di San Salva'tore per volere del papa Innocenzo IV della famiglia dei Fieschi. Anche se dipendeva dall'arcivescovo di Genova, I'abbazia fu controllata quasi ininterrottamente dai Fieschi, conti di Lavagna, tramite abati legati alla loro famiglia. I Benedettini vi rimasero fino al 1535 quando l'abbazia venne eretta in commenda cardinalizia. Dal 1910 l'abbazia è monumento nazionale.


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